Code Name: Geronimo

Anno 2011, il governo degli Stati Uniti d’America,dopo quasi 10 anni di inutili ed estenuanti ricerche, decide di porre fine alla caccia dell’uomo più ricercato della storia. Questo è il leit motiv del film-documentario, Code Name: Geronimo (Koch Media) diretto dal regista John Stockwell (già noto al pubblico per aver prodotto A-Team),un film , più che un docufilm, che ruota attorno alla preparazione di una squadra di Navi Seals intenta ad affrontare la caccia all’uomo più introvabile e pericoloso che la storia dell’umanità ricordi.

La visione di questa pellicola è tutto sommato piacevole, le musiche d’atmosfera risultano incalzanti nei momenti maggiore di tensione. Gli attori interpretano i ruoli (abbastanza semplici e lineari) in maniera sufficiente, ma privi di personalità (sembra che il regista in alcune parti del film, tenda a dare più risalto ai conflitti interni e alle emozioni personali dei membri della squadra, piuttosto che focalizzarsi sulle motivazioni di questa operazione militare (forse perché una motivazione reale e plausibile non esiste? O per distogliere l’attenzione da eventuali giochi politici in ballo? oppure è impossibile narrare una trama che neanche il regista può conoscere a fondo?).

Il film scorre in maniera equa, né troppo frettoloso, né troppo lentamente. La scenografia è molto suggestiva, ricalca molto bene i paesaggi mediorientali tipici del Pakistan. Armi, mezzi militari e attrezzature varie sono chiaramente reali (anche se alcuni, come il sottoscritto, potrebbero storcere il naso davanti all’innalzarsi di un F15 Strike Eagle, ormai in disuso, al posto di un modernissimo e reale Eurofighter 2000,impegnato in ormai tutte le operazioni militari statunitensi…ma questo è solo un dettaglio irrilevante nella trama del film). Altri passi, sembrano irreali (non si può abbattere un elicottero Apache con un singolo colpo di AK47), altri forse un po’ lasciati al caso e all’immaginazione dello spettatore (un tocco del regista lasciare un velo di mistero?).

Il finale è chiaro e non lascia spazio a colpi di scena: Osama Bin Laden morto e seppellito nell’oceano come tradizione Islamica. In fin dei conti è una pellicola cinematografica non particolarmente suggestiva, ma neanche priva di senso, forse un po’ troppo incentrata a esaltare lo spirito patriottico a stelle e strisce, non è un documentario (troppe scene d’azione ), non è un film d’azione (narrazione di eventi veri o presunti tali troppo vaghi e spezzettati) e il vero protagonista (il film non si chiama Nome in codice Geronimo = Osama Bin Laden) mai nel vivo del film, mai una parola sulle sue motivazioni o ideali, ma solo qualche riferimento alla sua figura di nemico da eliminare a qualunque costo. Si possono fare tantissime considerazioni etiche sulla pellicola, non tanto sul piacere o no di essa, ma ognuno può esternare pensieri che possono anche non coincidere con la vera realtà dei fatti, che forse nessuno saprà mai. Forse è questa una delle cose belle del film in se stesso, ognuno puo’ restare delle proprie idee, senza condizionamenti particolari da parte del regista e senza ricredersi sulle proprie sensazioni.

Gianluca Cavalagli