Cento tessuti raccontano l’antico Egitto

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Un viaggio tra tessuti, colori, stili. Un passato che racconta connessioni sorprendenti con il mondo della moda contemporanea

Per la prima volta, al Museo Egizio di Torino oltre 100 tessuti del corredo funerario restaurati escono dai depositi per essere esposti in un nuovo magazzino a vista, aggiunto alle vetrine che oggi custodiscono i reperti che compongono il corredo della coppia KHa e Marit. Una coppia realmente esistita all’epoca del Nuovo Regno, verso la fine del XV secolo a.C.

Un intreccio fra archeologia e tecnologia che dà vita al racconto umano. Questo corredo , infatti, è l’unico rimasto intatto al di fuori dell’Egitto, risalente al Nuovo Regno.  L’intero corredo tessile proveniente dalla tomba di Kha e Merit, comprende 15 tuniche, 59 perizomi e altri teli di grandi dimensioni.

Alla base del nuovo progetto di riallestimento, a 120 anni dalla scoperta della Tomba ad opera di Ernesto Schiaparelli nel 1906, c’è un cambio di prospettiva. Sotto i riflettori non ci sono solo i 460 reperti, tra sarcofagi, mobili, tessuti, oggetti di uso quotidiano come boccette di profumi e unguenti in vetro e alabastro o il gioco della Senet, tra i giochi da tavolo più antichi, ma c’è l’idea di accompagnare il visitatore alla scoperta della vita quotidiana di Kha e Merit. 

E di questo percorso straordinario nel mondo dei tessuti ci parla con grande entusiasmo Giulia Pallottini, Restauratrice, Dipartimento Collezione e Ricerca del Museo Egizio di Torino.I tessuti antichi giunti fino a noi sono generalmente realizzati in fibre naturali. Lavorate con tecniche che potevano variare in base al periodo, alla funzione e al contesto sociale. Accanto a manufatti più semplici e funzionali, esistevano probabilmente tessuti di maggiore raffinatezza, caratterizzati da una tessitura più fine e da una cura particolare nella lavorazione. Le differenze qualitative potevano riflettere l’uso previsto o il valore simbolico attribuito all’oggetto”. 

L’impiego dei tessuti nel mondo antico 

Oggi come allora l’utilizzo dei tessuti era vario. Quindi, non solo per abbigliamento, ma anche come elementi di corredo, rivestimenti o materiali con funzione rituale e simbolica. “In un contesto funerario, in particolare, il tessuto poteva assumere un valore che andava oltre l’aspetto pratico – aggiunge l’esperta – Diventando parte integrante del significato culturale e spirituale attribuito all’oggetto o alla persona a cui era associato”. 

 Nel Museo i tessuti sono collocati in diverse sezioni del percorso museale, talvolta come oggetti autonomi (tuniche, teli, perizomi,…), talvolta in relazione ad altri materiali (mummie animali, resti umani,…). Offrendo al visitatore una visione articolata della loro funzione e del loro significato.

Non solo tessuti, ma anche colori straordinari 

Ocra, rosso  blu intenso, verde. Nero. Tutti realizzati con una tecnica che oggi chiameremmo “vegetale”. Che un tempo era la regola e che rivela una straordinaria capacità creativa. “Il lino era spesso lasciato nel suo tono naturale, ma non mancavano tessuti tinti con pigmenti di origine minerale o vegetale, che producevano tonalità di rosso, blu o bruno – aggiunge la dottoressa Pallottini -.  In molti casi però, le sfumature scure che oggi osserviamo nei tessuti sono il risultato di fenomeni di ossidazione, di interazione con l’ambiente di deposizione o di cambiamenti chimico-fisici avvenuti nei secoli”

La conservazione dei tessuti nel tempo 

La conservazione dei tessuti nel tempo è legata a una combinazione di fattori ambientali e circostanze fortunate che ne hanno rallentato il degrado. “Oggi, in ambito museale, questi materiali sono custoditi in condizioni attentamente controllate, con particolare attenzione alla luce, alla temperatura e all’umidità, poiché si tratta di manufatti estremamente delicati – puntualizza la restauratrice – Nonostante l’età però, colpiscono spesso per la qualità della lavorazione, l’integrità con cui sono arrivati fino a noi e l’incredibile morbidezza delle fibre“.

Il restauro dei tessuti

Lo scopo del restauro non è ricreare un aspetto originario ipotetico, ma garantire stabilità, leggibilità e durata nel tempo, rispettando l’autenticità e le tracce lasciate dalla storia del manufatto.

Spiega la dottoressa Pallottini “I tessuti antichi vengono consolidati con interventi minimi e reversibili. Le lacune vengono ripristinate generalmente utilizzando altri tessuti (molto spesso noi scegliamo la seta per la sua delicatezza e morbidezza) che vengono tinte nel nostro laboratorio per trovare la nuance corretta e che vengono assemblati al tessuto originale utilizzando diverse tecniche. Prevalentemente cucitura a mano. Prima di ogni intervento viene sempre condotto uno studio approfondito dell’oggetto, talvolta accompagnato da analisi diagnostiche, con l’obiettivo di comprenderne struttura, stato di conservazione e criticità”.

Le sale del Museo egizio dedicate ai tessuti 

Tra le sale interamente dedicate ai tessuti, al secondo piano del Museo c’è un magazzino visitabile, la Sala dei tessuti, inaugurata nel 2024 che conserva tutti i tessuti faraonici della collezione, dal più piccolo (pochi centrimetri) al più lungo (telo proveniente dal corredo della tomba degli Ignoti, lungo più di 21 metri).

Un assortimento molto peculiare per varietà di materiali e qualità. In questa sala sono esposti oltre 700 tessuti datati all’epoca faraonica (3000-322 a.C.).

Le restauratrici (Giulia Pallottini ed Eleonora Furgiuele) sistemano un tessuto all’interno della nuova vetrina creata appositamente per conservare e valorizzare l’intero corredo tessile di Kha e Merit.

Credit photo Stefania Lupi . Foto restauratrici courtesy Museo Egizio Torino

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