Max Gazzè torna con L’ornamento delle cose secondarie

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Il nuovo progetto musicale di Max Gazzè, L’ornamento delle cose secondarie stupisce per il suo impatto musicale! Lo stampo musicale dell’album riporta il suono alla sua primordiale natura seguendo le orme dei grandi musicisti classici del passato, da Mozart a Bach, a Giuseppe Verdi.

Il 12 Maggio Moda e Style è stata ospite presso la Sala Voce dello spazio di Cadorna Triennale per ascoltare in anteprima il nuovo e sorprendente lavoro discografico di Max Gazzè: la scelta di questo luogo da parte dell’artista non è stata casuale piuttosto mirata a sottolineare quanto la musica sia cuore pulsante e corrente necessaria sul quale corrono parole concepite o maturate grazie all’esperienza personale, parole ma soprattutto musica che compiono le loro evoluzioni all’interno dei venti brani dell’album.

Lo stampo musicale dell’album riporta il suono alla sua primordiale natura seguendo le orme dei grandi musicisti classici del passato, da Mozart a Bach, a Giuseppe Verdi.

L’ornamento delle cose secondarie uscito per Columbia Record/Sony Music in versione cd e doppio LP, vede la volontà dichiarata, lampante, esplicita di suonare alla frequenza di 432 Hz per recuperare un suono più naturale possibile senza contaminazioni digitali, e per ottenere questa frequenza non è stato usato nessuno strumento campionato.

La registrazione è avvenuta in un studio immerso nelle campagne tra Lecce e Brindisi, per l’occasione un artigiano di Bogotà ha creato un apposito vibrafono accordato su questa frequenza e gli archi e il pianoforte del Petruzzelli di Bari hanno impiegato giorni per raggiungere questa intonazione. La purezza del suono è stata catturata da microfoni valvolari storici e la registrazione è avvenuta su nastro magnetico, per raggiungere pienamente il risultato prefissato, sono stati impiegati dei timpani stesi a terra per filtrare le armoniche.

Il significato del titolo dell’album L’ornamento delle cose secondarie di Max e l’approccio fotografico della copertina.

Una pesca che a nostro dire, sia considerando la copertina del nuovo lavoro discografico di Max Gazzè, che i brani inclusi nell’album, è risultata fruttuosa, preziosa, in un tempo che sotto il mare pare scorrere più lento mentre avvolge con cura parole e pensieri, perchè una conchiglia abilmente custodisce e costruisce una perla da frammenti, percezioni, impulsi, recuperando e abbellendo ciò che era di troppo, e non immediatamente fruibile al momento.

L’ornamento delle cose secondarie nasce, per Max Gazzè, dal desiderio di raggruppare elementi che nel tempo sono stati messi da parte, spiegando con una metafora fotografica che quando scatta una foto, non cerca il soggetto al centro, ma osserva prima la composizione delle ombre: l’obbiettivo è dare importanza a dettagli marginali affinchè diventino primari, riflettendo una nuova consapevolezza che arriva con il procedere dell’ètà.

Riflessioni e pensieri maturati…tornando all’ascolto dell’album, scoprendo assonanze con il nostro vivere o il vissuto.

Tra i tanti brani, ben venti, che compongono l’album ce ne sono alcuni che ci hanno colpite piacevolmente e nell’immediato, così come generalmente accade quando si ascoltano canzoni nuove, la musica, a dirla tutta, ha fatto la sua grossa parte, realizzando la sua magia, regalandoci momenti meditativi, di trasporto in un’altra accogliente dimensione, forse proprio nello studio – immediatamente riconoscibile da un’immaginazione non tanto sollecitata – di registrazione dell’album, tra strumenti abilmente realizzati, puristi della musica e musicisti formidabili.

Un lavoro diverso per struttura e linguaggio, una sperimentazione del tutto nuova, che ha visto nascere per la ricerca di quella sonorità, strumenti nuovi, costruiti ad hoc, un lavoro che non si distacca dal percorso dell’artista intrapreso a inizi carriera.

Il contadino magro – rappresenta la semina e la sottrazione, un viaggio interiore che esplora la perdita delle illusioni e la trasformazione verso l’essenziale. La figura del contadino magro incarna chi accetta con pazienza e fatica la misura del tempo. L’eremita (Parte II) – nasce trent’anni dopo il debutto dell’artista nel 1996, e torna a esplorare l’innocenza e l’isolamento, l’eremita non scappa dal mondo, si sottrae ad esso in un tempo sospeso, in attesa di un segnale interiore prima di agire. Intermezzo bianco – un momento di delicatezza che vede protagoniste due vite emotivamente sospese, due scelte, due identità: è uno spazio fragile dove la quotidianità diventa luogo di rivelazione silenziosa. La parte musicale è dominata dal tocco strepitoso della concertista coreana Sun Hee Yoo.

Tra ricerca e profondità

Sorriso largo – brano dedicato alla continuità generazionale e al legame tra padre, madre, e figlio. Un amore incondizionato, forte, indissolubile legato dalla corsa del tempo. Il riff di chitarra di Adriano Viterbini crea una base solida e avvolgente che descrive efficacemente la stabilità degli affetti, visti come porto o luogo sicuro. Cherubini scalzi – nasce da una visione realmente catturata tra le strade di Roma, dove i cherubini non sono entità impalpabili e celesti ma figure terrestri e fragili che abitano i margini della società. Qui il cherubino dotato di ali, angelico si estrae da questa forma per provare l’esperienza umana, in carne e ossa. Al centro della composizione musicale il Mellotron, uno strumento iconico appositamente intonato a 432Hz.

Ali – una meditazione sull’insufficienza umana e sulla consapevolezza che non basta volere per essere, tuttavia proprio nel riconoscimento del limite si trova la forza per andare oltre. Io Giuda – un mono,logo interiore che dà voce al traditore per eccellenza mentre chiede perdono, non è un brano che vuole sviscerare il senso della colpevolezza , ma vuole esplorare colpa, rimorso e colpevolezza. La musica accompagna questo flusso di coscienza in modo quasi teatrale.

Sul filo – Parte II – un altro brano che riprende un pezzo del 1996 – rappresenta un equilibrio instabile tra luce e ombra che trova la sua espressione musicale attraverso l’uso del Duduk, suonato da Dedo. Fatto accaduto in estate – una riflessione profonda sulla transitorietà, dove un piccolo gesto si trasforma in una potente metafora del tempo. Il brano porta alla luce l’immagine della sabbia che scivola via dalla dita, come la memoria che sfugge e che non si riesce a trattenere.

Il Tour Residente prodotto e organizzato da OTR Live di Max Gazzè non può che riflettere l’anima e il sapore musicale del nuovo lavoro musicale dell’artista: piccoli teatri per grandi ed emozionali esperienze.

Teatri piccoli e controllati – 600/900 posti – con tre date consecutive per ogni città – eccetto Roma dove Max scherza dicendo di volerne fare diciotto nella Sala Petrassi. L’obbiettivo è ricreare un ambiente intimo e sonoro che sia totalmente sotto controllo, portando sul palco solo strumenti accordati a 432Hz.

Abbiamo visto l’album come un ripetuto omaggio a quella favola nata, realizzata in uno studio dove il suono ha trascinato parole e poesie, in un contesto assolutamente incontaminato, lontano dal caos esterno e dal caos interiore, che gli impegni impellenti di una realtà urbana, fitta e rumorosa, sedimentano in maniera irrevocabile.

Oltre 40 date tra ottobre e dicembre, che trasformeranno ogni tappa in un racconto in più capitoli, capace di evolvere sera dopo sera. Prevendite aperte su ticketone e in tutti i punti vendita abituali.

Sarà possibile incontrare l’artista instore per vivere dal vivo il suo nuovo progetto e per far apporre la sua firma sulle copie dell’album: il 19 Maggio a Torino – Feltrinelli Piazza CNL, ore 18.00, il 21 Maggio Bologna – Feltrinelli Piazza di Porta Ravegnana 1, ore 18.00.

Moda e Style vi lascia, ringraziando l’ufficio stampa di Max Gazzè per il gentile invito alla preview dell’ascolto dell’album, per una parentesi che ci ha cullate attraverso la musica e un lungo e piacevole racconto forbito di parole.

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