Non cercatele in salotto: l’atlante di Silvia Ugolotti sulle donne che hanno scelto l’orizzonte

E’ uscito da pochi giorni il nuovo libro della giornalista e travel writer Silvia Ugolotti: un inno alla disobbedienza gentile e al viaggio come atto di trasformazione. Un recupero necessario di figure femminili che hanno ridisegnato le mappe del mondo e della libertà

C’è chi ha circumnavigato il globo travestita da uomo nel Settecento, come Jeanne Baret, e chi nel IV secolo, come la monaca Egeria, firmava il primo resoconto di viaggio femminile della storia. Ci sono pioniere del personal branding ante litteram che facevano il giro del mondo in bicicletta (Annie Londonderry) e aviatrici leggendarie come Amelia Earhart.
Ma non aspettatevi di trovarle sedute a sorseggiare tè in un ambiente domestico. “Non cercatele in salotto. Esploratrici, avventuriere, viaggiatrici: donne che hanno cambiato il mondo”, il nuovo libro di Silvia Ugolotti in libreria da marzo, è molto più di una raccolta biografica. È, nelle parole dell’autrice, un vero e proprio “atlante di storie”, un invito a rimettersi in movimento e a riscoprire il viaggio non come semplice spostamento, ma come forza di trasformazione personale e collettiva.
Una genealogia di “madri selvatiche”

Silvia Ugolotti, giornalista con una lunga carriera di reportage per le più importanti testate di viaggio italiane e lei stessa viaggiatrice solitaria, non si limita a raccontare queste donne: le elegge a proprie “madri selvatiche” e “sorelle scomode”. Il libro intreccia sapientemente le rotte storiche delle protagoniste con l’esperienza personale dell’autrice, creando un ponte tra le sfide del passato e le domande che ogni viaggiatrice moderna si porta in valigia. “Una costellazione di donne rare come creature tropicali in un acquario di pesci rossi”, le definisce la giornalista, sottolineando la loro capacità di compiere imprese straordinarie con fermezza e una gioia vibrante.
Il volume rifugge l’ordine cronologico per organizzarsi attorno a tre movimenti tematici che definiscono l’esperienza del viaggio al femminile: l’urgenza, ossia il bisogno viscerale di partire senza un biglietto di ritorno, la disobbedienza, la scelta di rompere con un destino già scritto da altri, e la visione, cioè la capacità di scorgere un’altra forma possibile per se stesse e per il mondo. Attraverso queste lenti, emergono differenze fondamentali tra lo sguardo maschile — spesso eroico o colonialista — e quello femminile, più empatico e attento alle trame sociali e culturali dei luoghi attraversati.

Protagoniste oltre il limite
Tra le pagine spiccano figure di un coraggio quasi sovrumano: Alison Hargreaves, che scalò l’Eiger in solitaria al sesto mese di gravidanza; Anita Conti, la prima donna imbarcata su una nave militare francese; o la “Regina dell’Artico” Louise Arner Boyd, che a 82 anni volava ancora sopra i ghiacci dell’Alaska. Il libro è arricchito dai collage di Beppe Conti, che danno forma visiva a queste suggestioni, e si chiude con tre sezioni preziose: un’appendice con 19 mini-biografie di “sconfinate”, una bibliografia ragionata delle opere originali scritte dalle viaggiatrici e una postfazione onirica.
In quest’ultima, l’autrice immagina tutte le protagoniste riunite attorno a un tavolo futurista per scrivere un collettivo “Manifesto del viaggio in accelerazione”. Non cercatele in salotto non è solo un libro per appassionati di viaggi, ma un repertorio di empowerment femminile. È una mappa per chiunque cerchi il coraggio di tracciare la propria rotta, un invito a “disobbedire con grazia” e a ricordare che la libertà, a volte, inizia proprio dove finisce la strada asfaltata.