Sex working: Sì, ma…

by Monica Renna
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Italiani divisi tra tolleranza e ipocrisia, e se si va nel privato il sesso (non solo online) fa ancora paura

6 italiani su 10 si dicono sensibili e rispettosi nei confronti della diversità di genere e orientamento sessuale, infatti 1 su 2 afferma di essere aperto e favorevole ai contenuti erotici online e al fenomeno del sex working digitale. Ma se a voler intraprendere il mestiere di professionista del sesso virtuale è un figlio le cose cambiano.

Sono le contraddizioni di un paese che a fine 2022 rispetto alle questioni di genere, al sesso e all’erotismo online è ancora diviso tra rispetto per le differenze, ignoranza, curiosità e un filo di ipocrisia, così come emergono dall’indagine dell’istituto di ricerca GfK per Xlovecam, realizzata su un campione di circa 1.000 italiani di età compresa fa i 18 e i 65 anni.

Sex working: i dati della ricerca

Il 64% degli italiani si ritrova nell’idea che le diversità di genere e/o di orientamento sessuale facciano parte della ricchezza umana e debbano essere accettate e rispettate in quanto tali. Una percentuale altissima se paragonata al quel 10% che ritiene che il genere e/o l’orientamento sessuale dovrebbero essere binari maschio o femmina, o a quello sparuto 5% per il quale la diversità di orientamento sessuale lo mette regolarmente a disagio.

Indagando su come gli italiani si percepiscono sempre rispetto al tema “diversità di genere e diversità di orientamento sessuale” emergono delle sfumature. La maggioranza silenziosa è costituita da un 36% che si considera di mentalità aperta, ma non approfondisce più di tanto. Ci sono poi gli“alleati”: 22% di chi ritiene coloro che hanno un orientamento sessuale diverso dal proprio parte, evidentemente, del medesimo genere umano e quindi, dicono va bene, che cosa c’è di male, anzi i miei migliori amici sono gay. Poi ci sono gli interessati attivi e attivisti. Un 18% che legge e si informa, si sente parte in causa.

Dall’altra parte della barricata ci sono un 14% di “indifferenti” (“sinceramente è un tema che non mi interessa particolarmente”) e un 11% di “ostili” che si dicono contrari alla diversità di orientamento sessuale o arrivano a considerarlo un elemento contro natura.

In generale, il sesso (nella più ampia accezione del termine) non viene considerato un concetto inclusivo. Il 28% degli intervistati lo considera tale: meno di un italiano su tre ritiene di saper e voler distinguere il genere e l’orientamento sessuale altrui senza ricorrere a stereotipi o discriminazioni verso specifici gruppi di persone a causa del loro sesso, orientamento sessuale, identità di genere, età, etnia, aspetto fisico, stato sociale. Gli altri oscillano tra chi (22%) ritiene il sesso come un ambito che non può o non deve essere inclusivo, chi si astiene dal rispondere (15%) e la maggioranza che non sa (35%).

Il ruolo della donna, tra immagine e cambiamento

Sempre all’interno del tema “diversità, equità e inclusione”, l’indagine GfK per Xlovecam ha voluto analizzare il vissuto degli italiani rispetto all’immagine della donna come segnale del cambiamento in essere negli ultimi anni sempre più dominati dalle relazioni online e da nuovi tipi di fruizione dell’eros.

Un cambiamento per cui sempre più donne decidono se, quando e come mostrare il proprio corpo, in particolare sui social, traendone vantaggio in maniera libera, ragionata e consapevole, è considerato positivo per il 36% degli italiani,a fronte di un 23% che storce un po’ il naso. In mezzo la solita maggioranza di indecisi, pari al 35%. Le perplessità, in ogni caso, toccano di più gli uomini, in particolare gli uomini over 35.

C’è forse un orientamento dei Media, in particolare dei social e del web in genere, che tende a rappresentare le donne in maniera distorta e mistificante rispetto alla realtà? Anche qui le risposte denotano una spaccatura tra coloro che vedono in questa “nuova immagine delle donne”, in questa esposizione del femminile un riflesso della realtà che incontrano e incrociano tutti i giorni, lo specchio di una emancipazione definitiva, ma anche la forma ultima di esercitazione di un diritto (22%). Sul versante opposto, al contrario, ci sono tutti coloro che considerano tutto ciò una deriva, distorsione, quando non un abuso, un eccesso, o addirittura un’offesa (28%).

Tema e contenuti del sex working, tra favorevoli e contrari

Venendo al tema dei contenuti erotici online qui il livello di accettazione, apertura (quando non addirittura entusiasmo) sfiora la maggioranza assoluta con il 47% di italiani che si dice, appunto, aperto e favorevole rispetto all’esibizionismo online, a fronte di un 27% di dubbiosi e contrari e un 21% di indecisi. Va da sé che tra gli uomini i favorevoli salgono a oltre il 60% (in particolare tra i giovani maschi) mentre tra le donne sopra i 56 anni il 52% si dice contrario (e appena il 23% le favorevoli).

Da segnalare come (a dispetto dei cliché) questo grado di apertura-accettazione (e lo stesso vale per il pregiudizio) non hanno particolari differenze tra le diverse zone d’Italia. Tanto gli entusiasti libertini, insomma, quanto il popolo dei moralizzatori e dei disgustati vivono al nord come al sud, tanto nelle grandi città quanto in provincia.

Nel passaggio dall’esibizionismo al sex working vero e proprio le posizioni si radicalizzano. Se si considera il sex working online come la realizzazione volontaria e consapevole di contenuti e performance erotiche personalizzate a fronte di un pagamento di denaro per periodi più o meno lunghi e in maniera più o meno professionale, la percentuale dei favorevoli sale al 48% (1 intervistato su 2) e i contrari scendono al 25%. Il problema arriva se e quando a voler intraprendere la carriera di sex worker del web è il figlio o la figlia. Qui le cose cambiano: i contrari sono il 34% mentre i paladini del libertinaggio e dell’emancipazione femminile scendono al 21% (appena 1 su 5) mentre il 36% dice che non si opporrebbe. Ma sarà vero?

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